Monteaperta

24 janvier 2013

Présentation de la bourgade (tiré de Wikipedia) :

Monteaperta est un village (frazione di Monteaperta) situé sur le territoire de la commune de Taipana, dans les Préalpes juliennes, dans la province d'Udine, en région autonome Frioul-Vénétie Julienne.

Cette bourgade autrefois indépendante, puis anciennement rattachée à Platischis (qui était siège communal jusqu'au 24 mars 1929), se trouve aujourd'hui dépendre du siège communal de Taipana dont elle est distante de 3,93 kilomètres.

Monteaperta (en langue slave : Viškorša ou Viškuorša ; en frioulan : Montviarte ; en allemand : Offenberg) signifie "la montagne ouverte".

Les 219 habitants se nomment les « Viškoršeni » (en dialecte slave local dit «po našin»).

Monteaperta fait partie du « Chemin céleste » (Iter Aquileiense en latin ou Cammino Celeste en italien) dont il constitue une étape. Le chemin céleste est un chemin de pèlerinage très ancien, d'une longueur totale de 360 kilomètres, qui relie les sanctuaires de Maria Saal (Autriche) et de Brezje (Slovénie) à Aquilée ou Aquileia (Italie).

Distinction de la commune :

A l'occasion des deux terribles séismes de 1976 qui ont touché la population et de la courageuse reconstruction de la bourgade, la médaille d'or du Mérite Civil a été décernée à la commune par République Italienne.

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Description géographique

 

Localisation : 46°16′25″N 13°18′53″E / 46.27361, 13.31472

La bourgade s'étire sur 2 kilomètres de longueur, entre 500 et 659 mètres d'altitude, dans une position panoramique au pied du "Gran Monte", vaste massif montagneux situé entre les torrents du Cornappo, du Torre et du fleuve Isonzo. L'aire sur laquelle Monteaperta s'étend, fait partie d'une vaste zone nommée "Alta Valle del Torre" ou "Alta Val Torre" de la Slavia ou Bénécie frioulane (en langage slave : Benečija). D'un point de vue géomorphologique, la chaîne du Gran Monte constitue en partant de la plaine frioulane, le premier grand groupe d'un important relief montueux formé par les Préalpes Juliennes et qui dépasse 1600 mètres d'altitude. La roche est calcaire et on y relève des phénomènes karstiques intéressants (dolines, grottes, ...). Le territoire proche du village est riche en sources alimentant les grandes localités voisines (la source captée nommée "sorgente del Vescovo" par exemple). La bourgade est entourée de forêts mixtes de châtaigniers, cytises, noisetiers, noyers, merisiers, frênes, hêtres, épicéas et mélèzes, d'altitude moyenne et qui laissent place sur les hauteurs à des forêts de pins et de genévriers, puis à de vastes pâturages à végétation alpine rare et protégée (edelweiss, gentianes, orchidées, rhododendrons, ...) et à faune remarquable (lynx, ours brun, chat sauvage, chamois, cerf, chevreuil, sanglier, loir, oiseaux divers, salamandres, serpents, truites, écrevisses, grenouilles, papillons et insectes...). Le village marque la limite Sud-Ouest d'un vaste parc naturel.

Le parc naturel communal du Gran Monte et des sources du Natisone

Leontopodium alpinum

Son extension est de 3 533 hectares. Il est administré par la commune de Taipana et est en cours de classement. Il est caractérisée par ses paysages pré-alpins avec de vastes forêts, des cours d'eau, des torrents, des cascades, des pâturages et des prés. Le parc comprend deux aires : "Aera di Rilevante Interesse Ambientale n.10" et le "Sito di Interesse Comunitario IT3320017". Il confine avec la république de Slovénie. Végétation collinaire rare (Buphthalmum salicifolium, ancolies, hémérocalles, narcisses, ...) et végétation alpine remarquable (Asphodelus albus, Rosa alpina, Rosa glauca, Leontopodium alpinum, bruyère, cyclamen, daphnées, violettes, primevères alpines...). Sa faune est protégée.

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25 janvier 2013

Monteaperta

Monteaperta (Viškorša in sloveno, Montviarte o Monviarte in friulano, è una frazione di 219 abitanti del comune italiano di Taipana, in provincia di Udine.

Un tempo Monteaperta era chiamata Campo di Miglio, poi Monteaperto, infine Monteaperta. Questo villaggio, una volta Villa indipendente (citato nell'ispezione canonica del 10 giugno 1737 come Villa di Monteaperta) che comprendeva anche le frazioni di Cornappo, di Ponte Sambo e di Debellis, è attualmente compreso nel comune di Taipana della provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia, che è distante 3,93 chilometri. Monteaperta fa parte dell'Iter Aquileiense o Cammino Celeste: si tratta di un passo o via di pellegrinaggio molto vecchio, con una lunghezza totale di 360 km, che collega il santuario di Maria Saal (Austria) e Brezje (Slovenia) ad Aquileia, in Italia.

Suddivisioni storiche: A Monteaperta sono presenti due borghi principali rientranti nell'area delimitata dalla frazione attuale; inoltre si aggiungevano alcuni villaggi storici come le frazioni di Cornappo e di Tanaiauarie, di Ponte Sambo, di Debellis e casere isolate (come casa Pascolo in Valcalda o le casere del Pòuiac). Il sisma del 1976 ha distrutto altre casere situate fra il rio Dregna ed il rio Podrop, fra il Pòuiac e la Zuogna, e vecchie casere delle malghe del Gran Monte (Cuntia e Cecchin). Attraverso un comitato culturale, vengono organizzate feste e manifestazioni culturali in ogni borgo. I borghi principali sono:

  • Borgo di sopra (borgo Cobai, borgo Dousezza, borgo Jáma, borgo Cossarutto, borgo Levan, borgo Chiesa)
  • Borgo di sotto (borgo Sout, borgo Tomasin)

Lingue e dialetti 

L'idioma utilizzato comunemente dalla popolazione di Monteaperta, oltre alla lingua italiana, è il dialetto slavo del Torre (tersko narečje chiamato "po našin"). Il censimento del 1971 riscontrava che il 74,4% della popolazione del comune (Taipana) si dichiarava appartenente alla minoranza linguistica slovena. Questo dato, in seguito al fenomeno dello spopolamento montano, ha visto ridursi drasticamente la minoranza linguistica slovena. Monteaperta fa parte dei territori in cui vige la tutela della legge n. 38 del 23 febbraio 2001 approvata da Decreto del Presidente della Repubblica il 12 settembre 2007

Oltre all'italiano ed al dialetto slavo del Torre, si segnalano piccole minoranze di lingua friulana, serbo-croata, tedesca e francese.

Geografia 

Monteaperta sorge a 659 m s.l.m., tra i rilievi delle Prealpi Giulie, nel bacino del rio di Monteaperta e del torrente Cornappo. La frazione si estende per oltre 2 km di lunghezza, tra 500 e 659 metri, in posizione panoramica ai piedi del Gran Monte, una grande catena montuosa situata tra i torrenti del Cornappo, del Torre e del fiume Isonzo. Il territorio su cui si estende Monteaperta fa parte di una vasta area denominata Alta Valle del Torre o Alta Val Torre della Slavia friulana (chiamata Benečija in sloveno). Da un punto di vista geomorfologico la catena del Gran Monte è, a partire dalla pianura friulana, il primo gruppo di monti di grandi dimensioni che costituiscono le Prealpi Giulie, di altitudine superiore ai 1600 metri. La roccia è calcarea, con fenomeni carsici (inghiottitoi, doline e grotte). L'area nei pressi della frazione è ricca di sorgenti (come la sorgente del Vescovo) che alimentano città vicine.

  • Clima: il clima di Monteaperta è prevalentemente continentale, con temperature abbastanza elevate d'estate e relativamente rigide d'inverno, ma con minor continentalità rispetto alla Carnia. L'inverno è la stagione meno piovosa, mentre d'estate sono frequenti i fenomeni temporaleschi, anche accompagnati da forti grandinate. Si segnalano episodi di Bora.
Amaurellina (Eocene) - Monteaperta, Campo Sportivo (2011)
  • Geologia di Monteaperta: il paese (Borgo di Sotto e Borgo di Sopra) si estende su coni di deiezione (falde di detrico e brece) posglaciale. La formazione chiamata Flysch (marne ed arenarie) del Eocene (zona inferiore) di -50 MA, è stata definita nel promontorio del Briec e del Celò, a Ponte Sambo e a Debellis. Il Trias superiore di -220 MA: questa formazione affiora in zona Gran Monte. Il Trias superiore Carnico è stato definito sopra Monteaperta ed è composto da dolomie friabili. Durante il Trias superiore Norico s'innalza il Gran Monte: è composto da dolomie chiare e calcari dolomitici in strati (chiamati dolomie principale). Il Trias superiore Retico, infine, è costituito da calcari grigi compatti ed è ben visibile sulla cima del Gran Monte.
  • Minerali: limonite (ferro), lenticchie sparse di carbone, calcite.
  • Fossili (Eocene e Trias): Lamellibranchi, Bivalvi (Megalodontide), Gasteropodi (Amaurellina), rari Cefalopodi (Ammoniti), Echinodermi, Poriferi (spugne), Coralli, Brachiopodi, rari pesci, trace marine, cipressi.
  • Fiumi: rio ta Sausciàn, rio ta Saràvanza, rio ta Sacoredo, rio Podrop, rio Dregna, rio Valcalda, rio di Monteaperta, rio Gleria, rio ta Sabazaretan, torrente Cornappo.
  • Grotte di Monteaperta: grotta pod Lanišče (semi-allagata) presso la località Ponte Sambo, grotte del Briec e del Celò (sopra Debellis), grotte del Gran Monte: grotta della Diuja Jáma (sopra la pod Biela Skala), Abarie, Orna Scie (Scia)...
  • Flora e fauna: Monteaperta è circondata da boschi misti di castagno, maggiociondolo, nocciolo, noce, ciliegio, frassino, carpino bianco, abete rosso e larice, a metà altezza e le colline lasciano il posto a boschi di pini e ginepri, poi a vaste vegetazione di malga con flora rara e protetta (tra cui stelle alpine, genziane, orchidee e rododendri). La sua fauna è notevole (lince, orso bruno, gatto selvatico, camosci, cinghiali, caprioli, cervi, scoiattoli, tassi, volpi e rari sciacalli, pipistrelli, vari uccelli, salamandre, serpenti, trote, gamberi, rane, farfalle e insetti). Il paese segna il limite sud-ovest di un grande parco naturale.

Il parco naturale comunale del Gran Monte

La sua estensione è di 3533 ettari. È gestito dal comune di Taipana ed è stato classificato. È caratterizzato da un paesaggio prealpino, con vasti boschi, fiumi, torrenti, cascate, pascoli e prati. Il parco comprende due aree: "Area di Rilevante Interesse Ambientale n. 10" e "Sito di Interesse Comunitario IT3320017". L'area confina con la Slovenia. Presenta una vegetazione rara collinare (Buphthalmum salicifolium, Aquilegia, narcisi) ed una vegetazione alpina notevole (Asphodelus albus, Rosa alpina, Rosa glauca, Leontopodium alpinum, erica, ciclamini, daphne, viole, primula alpina). La sua fauna è protetta.

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Storia

 

Il territorio di Monteaperta fu abitato fin da epoca preistorica, lo dimostrano i resti di selce rinvenuti nelle grotte di tipo carsico sparse nel suo comprensorio. Fino a 3.000 anni a.C. il clima diventa caldo ed umido. L'uomo inizia ad allevare il bestiame ed a lavorare la terra. Nelle nostre valli, l'uomo del neolitico viveva principalmente nelle grotte e nelle capanne. A Monteaperta, rinvenimento di reperti diversi come asce di pietra dura ed una pietra rotonda da arrotare. Nel III secolo a.C. vi si insediarono gruppi di Celti (chiamati Galli dagli antichi Romani), poi di Carni. Si racconta che Giulio Cesare si sia spinto con le truppe per queste montagne (58-50 a.C.) passando per la gola di Cròsis sino al Cuel di Lanis per scendere indisturbato verso Gemona. Si parla anche di una strada romana e di un ponte romano che portavano da Nimis a Caporetto. Nel VI secolo si stabilirono nelle Prealpi Giulie degli Avari e quindi delle genti slave provenienti dalla Pannonia: da allora gli abitanti conservano la loro parlate d'origine (il dialetto slavo del Torre o po-našem in sloveno) fino ai giorni nostri. La denominazione slava di Monteaperta Viškorša deriva da una voce significante l'albero chiamato "sorbo degli uccellatori" in dialetto. Monteaperta inizia probabilmente a prendere consistenza durante il periodo del dominio longobardo (558-776). Nel 670 il duca longobardo Vettari sconfigge gli Slavi nella battaglia di Broxas (Brischis). Nel 700 sono gli Slavi che sconfiggono i Longobardi, guidati dal duca Ferdulfo. In una battaglia che si svolge sopra il Monte Purgessimo lo stesso duca troverà la morte. Nel 725 gli Slavi vengono sconfitti dal duca longobardo Pemo nella battaglia di Lauriana (Lavariano). Sconfitta contenuta in quanto l'accordo di pace fu stipulato sul campo e prevedeva il reciproco scambio dei territori per i pascoli. Il figlio di Pemo, Ratchis, nel 738 si dirige in Carniola dove combatte e sconfigge gli Slavi. In seguito saranno gli Slavi a sferzare un violento quanto improvviso attacco a Rachtis, il quale non riuscirà neppure ad afferrare la sua lancia, ma dovrà difendersi con un bastone. (Racconto di Paolo Diacono). La storia di Monteaperta risale al secolo XII, quando pastori provenienti da Venzone si unirono a formare un villaggio contro le incursioni di ladri e rapinatori. La prima notizia risale al 1300 ed è una denunzia feudale che fa di questa località il nobile Nicolò di Castellerio. Durante il secolo XIII, Monteaperta e Cornappo si trovano sotto la giurisdizione dei conti Savorgnan di Osoppo. Rimasta prima sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia, in seguito a quella austro-ungarica, sotto la Repubblica di Venezia ad eccezione di una breve parentesi napoleonica (1797), fino all'annessione del Friuli all'Italia del 1866, Monteaperta e le frazioni vicine assunsero importanza e si svilupparono come Ville. Monteaperta e le Ville slave dei monti vicini furono sotto la giurisdizione religiosa della Pieve di Nimis. A capo della Villa, c'era una persona autorevole del luogo chiamata "degano" che regolava la vita della Villa, amministrava la giustizia, presideva le assemblee. I degani delle Ville elessero vicario. Dal giudizio del degano si poteva appelare al capitano di Ospoppo, che negli ultimi anni resideva in Nimis. L'autore Ippolito Nievo si ispirò nel suo romanzo il Conte Pecoraio (1856). Questo villaggio, una volta Villa indipendente (citato nell'ispezione canonica del 10 giugno 1737 come Villa di Monteaperta) venne aggregato 1797 alla municipalità di Attimis per passare quindi sotto la vice-prefettura di Cividale. 1818 l'Impero Austriaco lo aggregò al distretto di Faedis e questo soppresso nel 1853 a quello di Cividale. 1861 finalmente Monteaperta vienne unita al Distretto di Tarcento e fu collegata a Platischis (che fu sede comunale fino al 24 marzo 1929), è ora dipendente come frazione dalla sede comunale di Taipana.

Prima guerra mondiale 

Durante la prima guerra mondiale Monteaperta ebbe una notevole importanza logistica, vista la sua posizione alle spalle del fronte. Di grande importanza l'ospedale militare del Gran Monte. Vittorio Emanuele III re d'Italia, vi soggiornò brevemente con il generale Luigi Cadorna e con il generale e senatore del Regno d'Italia Carlo Porro attorno il 25 ottobre 1917. Durante l'ispezione al fronte ed i combattimenti, esaminò la cima del Gran Monte difesa dagli alpini dei battaglioni Val Leogra e Bicocca. Dopo la rotta di Caporetto il 24 ottobre del 1917, Monteaperta fu occupata, nonostante la vana resistenza di reparti alpini, sul sovrastante Passo di Tanamea. Le forze austro-tedesche sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord, accerchiando a Caporetto la Seconda Armata Italiana composto del Quarto corpo d'Armata ed il Ventisettesimo Corpo d'Armata, comandato dal generale Pietro Badoglio, dando origine a quella che passerà alla storia come la battaglia di Caporetto. Fu un periodo di grande carestia e miseria per la popolazione. Le campane furono rotte in pezzi e rubate dagli occupanti tedeschi ed austriaci. Nel 1918 l'intera area fu di nuovo occupata dall'esercito italiano.

Seconda guerra mondiale 

Tra il 1922 e il 1943 Monteaperta e i villaggi circostanti, che avevano una popolazione in maggioranza di lingua slovena, furono sottoposti all'italianizzazione imposta dal regime fascista. Tra il 1943 e il 1945 l'area venne occupata dalle forze armate naziste, cosicché si attivarono numerosi nuclei partigiani. Durante la seconda guerra mondiale il territorio della frazione fu coinvolto dalle attività della resistenza friulana con la partecipazione delle Brigate Garibaldi e delle Brigate Osoppo. Di notevole importanza: il ruolo delle "portatrici".

Ida Pascolo (nata Filippig), matricolo 88542, venne arrestata con la sorella Augusta in Italia nel febbraio 1944 per motivi politici. Erano impegnate a sostegno della resistenza, provvedendo al rifornimento dei tanti che si erano ribellati alla dittatura ed al dominio nazista. Curavano inoltre, tenendolo nascosto nella propria casa, un partigiano ferito, originario di Resia, di nome Arturo Siega. Tradite da un delatore, portate dapprima a Nimis poi a Trieste furono torturate affinché parlassero, (narrava Ida, "sentivo mia sorella urlare per un cerchio di ferro che le stringeva la testa, mentre a me schiacciavano i piedi con il calcio di un fucile"). Messe poi su di un treno via Brennero, furono instradate a Buchenwald, poi deportate a Auschwitz dove rimasero per circa un anno. Riescono a fuggire marce della morte nel 1945. Ida naque a Cornappo il 4 dicembre 1924, morì il 15 settembre 2012 a Gosselies (Belgio). Riposa a Monteaperta presso la sorella Augusta. Augusta naque il 14 marzo 1913, morì il 30 maggio 1997.

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Histoire

 

Le territoire de Monteaperta est habité depuis la préhistoire, comme en témoignent les restes de silex trouvés dans les grottes karstiques dispersées sur son territoire. Jusqu'à 3000 ans avant JC, le climat est chaud et humide. L'homme commence à élever du bétail et à travailler la terre. Dans ces vallées, l'homme néolithique vivait la plupart du temps dans des grottes et des cabanes. A Monteaperta, la découverte récente d'objets aussi divers que des haches en pierre et une pierre ronde destinée à moudre le grain, attestent de sa présence.

Dès le troisième siècle avant JC, le site est occupé par des groupes de Celtes (appelés Gaulois par les Romains), puis par des populations originaires de la Carniole. La tradition rapporte que Jules César a poussé ses troupes à travers ces montagnes (58-50 avant JC) notamment à travers la gorge de Crosis en passant par Cuel Lanis avant de descendre tranquillement à Gemona. L’on retrouve notamment les traces d'une voie romaine et d’un pont romain qui mène de Nimis à Kobarid.

Au sixième siècle, s’installent dans les Alpes juliennes les Avars, puis des Slaves originaires de Pannonie. Les habitants conservent encore de nos jours ce parler d'origine slave antique (le dialecte slave de la vallée du Torre appelé « po-našem » en slovène). Le nom slave de Monteaperta est Viškorša et dérive d’un mot dialectal désignant le sorbier des oiseleurs.

Monteaperta commence probablement à prendre consistance au cours de la période du règne longobard (558-776). En 670 le duc longobard Vettari vainc les Slaves dans la bataille de Broxas (Brischis). En 700, ce sont les Slaves qui gagnent la bataille contre les Longobards, dirigée par le duc Ferdulfo. Dans une bataille qui se déroule sur le Monte Purgessimo le duc lui-même est tué. En 725, les Slaves sont à nouveau défaits par le duc longobard Pemo à la bataille de Lauriana (Lavariano). La défaite est tempérée par un accord de paix qui prévoit l'échange réciproque de terres pour le pâturage. Le fils de Pemo, Ratchis, défait les Slaves en 738 dans la région carniole. Les Slaves attaquent alors en représaille Ratchis dans une brusque attaque si violente et si rapide qu’il n’est pas en mesure même de saisir sa lance, mais se défendra avec un bâton (anecdote rapportée par l'historien Paul Diacre).

L'histoire véritable de Monteaperta commence au douzième siècle, quand des pasteurs originaires de Venzone se réunissent pour former un village contre les incursions des voleurs et des brigands. La première mention écrite de Monteaperta remonte à 1300 : c’est une déclaration féodale que fait de cet endroit le noble Nicolò di Castellerio. Durant le XIIIe siècle, Monteaperta et Cornappo relèvent de la compétence des comptes Savorgnan d’Osoppo. Restée tout d’abord sous la juridiction du Patriarcat d'Aquilée, puis de l'Empire austro-hongrois, Monteaperta gagne en importance et passe sous la tutelle de la République de Venise, à l'exception d'une brève période française et napoléonienne (1797), jusqu'à l'annexion du Frioul à l’Italie en 1866.

Monteaperta et les fractions voisines gagnent en importance et se développent comme des « villes slaves ». Elles restent néanmoins sous la juridiction religieuse de la paroisse de San Gervasio de Nimis. A la tête de chaque « ville slave », il y avait une autorité locale dénommée « degano» qui régissait la vie de la ville, administrait la justice, présidait les assemblées et choisissait également les vicaires. L'on pouvait faire appel des décisions du « degano » au capitaine d'Osoppo, qui dans ses dernières années résidait à Nimis. L'auteur italien Ippolito Nievo décrit la vie du « degano » et des habitants de Monteaperta ainsi que les usages de l’époque dans son célèbre roman « il Conte Pecoraio » (1856).

Ce village, autrefois ville indépendante (cité dans l'inspection de la canonique du 10 Juin 1737 comme « ville » de Monteaperta) est rattaché en 1797 à la municipalité d’Attimis et à la vice-préfecture de Cividale. En 1818, l'Empire austro-hongrois rattache Monteaperta au district de Faedis ; ce dernier est aboli en 1853 et Monteaperta retourne à Cividale. En 1861, Monteaperta rejoint finalement le district de Tarcento et dépendra de la mairie de Platischis jusqu'au 24 mars 1929. Actuellement Monteaperta dépend de la commune de Taipana, province d’Udine.

Les prêtres en fonction à Monteaperta de 1691 à 1912

  • 1691 - Giuseppe Biasutti de Monteaperta
  • 1712 - Valentino Tomasino de Montemaggiore
  • 1713 - Pietro Debellis de Monteaperta
  • 1735 - Carlo Orsi de Caporetto (Kobarid)
  • 1742 - Sebastiano Comelli de Torlano
  • 1745 - Giovanni Pisch de Canal di Ronzina
  • 1757 - Sebastiano Petterin de Lucinicco
  • 1773 - Pietro Debellis de Monteaperta
  • 1781 - Stefano Boreaniz de Masarolis
  • 1788 - Marino Biasutti de Monteaperta
  • 1791 - Paolo Debellis de Monteaperta
  • 1824 - (poste vacant)
  • 1826 - Tommaso Cussig de Sedilis
  • 1828 - Gio B. Bobbera de Lusevera
  • 1831 - Giuseppe Fattori de Rizzolo
  • 1844 - Giovanni Cerich de Canebola
  • 1847 - Mattia Ceschia de Nimis
  • 1850 - Valentino Caucig de Prepotischis
  • 1859 - Francesco Faidutti de Canebola
  • 1881 - Giuseppe Zanitti de Montenars
  • 1882 - Pietro Zanitti de Tarcento
  • 1888 - Valentino Cuffolo de Platischis
  • 1898 - Antonio Fant de Qualso
  • 1904 - Giacomo Loro de Villanova delle Grotte
  • 1907 - Luigi Faidutti de Cividale (premier vicaire et curé de Monteaperta nommé en 1912)

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Articolo di "DOM kulurno verski list"

29 maggio 2012 / 29. maj 2012

Monteaperta, 100 anni della festa degli alberi

Animazione, didattica, aggregazione e momento di incontro importante a Viškuorša/Monteaperta di Taipana per il centenario della «Festa degli alberi».

«È stata un’occasione di grande significato per la comunità – dice Ivano Carloni, capogruppo Ana del borgo – poiché ha coinvolto direttamente tutti i ragazzi delle scuole di Taipana, i loro genitori, gli insegnanti e tanti cittadini. Le penne nere, come da tradizione, hanno anche organizzato un convivio con pastasciutta per tutti ma è stato fondamentale, in particolare, l’intervento della Stazione forestale di Attimis». Sono intervenuti alla festa il comandante della Stazione, l’ispettore superiore Giovanni Marassi, di recente nomina, il maresciallo Fabrizio Podorieszach e la guardia forestale Alessia Remondini.

«A bambini e giovani è stato spiegato quanto importanti siano il rispetto della natura e la cura degli alberi – dice Carloni –. In maniera semplice e chiara, le nuove generazioni e pure gli adulti hanno potuto capire quanto sia strategico gestire in maniera corretta il territorio in cui vivono. Sia per continuare ad abitare in uno spazio intatto e di grande valenza naturalistica, sia per un ottimale e sostenibile sfruttamento di queste macchie boscose. Non a caso, in occasione della festa, non abbiamo proceduto con la messa a dimora di nuove essenze arboree, perché l’area ne è già molto ricca, ma abbiamo puntato sull’importanza del taglio corretto. E preziosa è stata, in questo caso, la collaborazione della Stazione forestale di Attimis».

All’incontro hanno preso parte pure Gabriele Cragnolini dell’Area didattica della Regione Fvg e, per l’amministrazione comunale di Taipana, l’assessore alla protezione civile Fabio Michelizza.

Per Taipana, così come pure per le alture di Attimis e di Faedis, si punta a una gestione del bosco che possa essere remunerativa in termini economici, sempre nell’ottica della sostenibilità; si guarda, in dettaglio, a una rinaturalizzazione della macchia, a favore del latifoglio tradizionale e tipico della zona.

«La festa degli alberi è stata organizzata a Monteaperta, così come a Cividale, a cento anni di distanza dal primo evento centrato sul bosco, nel 1912 – sottolinea Carloni –. Le cronache del tempo riportano la singolare manifestazione quando ancora l’Italia era Regno d’Italia. Oggi, dopo un secolo, è necessario frenare l’abbandono della macchia verde. Queste, tra le altre, le finalità della manifestazione tenutasi nel nostro borgo».

 Paola Treppo

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Articolo di "Dom kulturno verski list" (30/08/2012)

30 agosto 2012 / 30. avgust 2012

Riti, usi, abusi e tradizioni degli sloveni della pieve di Nimis

Dalle relazioni del pievano di Nimis, pre Bernardino de Benedictis, e da altri documenti dell’epoca appaiono qua e là anche notizie interessanti circa i riti, gli usi e le tradizioni degli sloveni che facevano parte della pieve di Nimis. Singolare l’usanza nella celebrazione del matrimonio che veniva considerata un abuso della Schiavonia: «Dopo fatto il sacramento per verba de praesenti uno degli astanti discinge la nuvizza della centura che prima era cinta, et poi la cinge con una nuova…».

Ed ecco il testamento di Zuanne Debellis di Monteaperta, pubblicato nella chiesa di S. Mattia di Taipana. I testimoni dell’atto testamentario, sotto giuramento si sono impegnati a non propagare cosa alcuna scritta in detto testamento, letto in loro presenza, che sarà pubblicato dopo la morte del testatore, sopra il suo cadavere: così disse e ordinò detto testatore. «Adì 25 Aprile 1685. In villa di Teipana nella veneranda Chiesa di Santo Matia di Teipana hiacente il corpo del sudetto Testatore, fu pubblicato e letto il presente testamento, così istando Pietro quondam [fu] Natale fratello del prefato Testatore, et il Zuanne quondam Pietro Nepotte di detto Testatore, et Domenico suo nipote figlio del sudetto Pietro…» (Comune di Taipana, frazione Debellis, Documenti vari, Raccolta n. 1. Anno di riferimento 1685, pp. 4-26).

I documenti parlano di «molti abusi nella Schiavonia di superstizione e di stringamenti nascosti in alcuni delli quali non si vuole certificare giustamente, solum di queste infrascritte, le quali sono repute dal populo per streghe, delle quali Andrijna di Torlano, et Lucia moglie di Antonio Pedroso di Romandulo».

Nei documenti appare spesso il problema delle contribuzioni che i paesi sloveni dovevano al parroco o al vicario sloveno destinato alla loro cura. Ecco due esempi. «Nota dell’entrata del Beneficio di Nimis presentata a Sua Eccellenza Rev.ma… Gli schiavi pagan solo regalia di formaggio e lane. In Attimis sono Anime di Comunione 180; in Ravosa 200; in Racchiuso 70; in forame 74; in Subit 72; in Platischis 68; in Prossenicco 40; in Montemaggiore 30; in Porzus 78; Totale 632». «Il pievano di Nimis deve tenere uno cappellano curato per la Schiavonia, che habbia la lingua Sclabonica, acciò possino essere intesi da esso, le quali ville della Schiavonia non vogliono pagare il quartese, ma dano una certa regalia di formazo, per casa, non avendo formazo (delli quali ce ne sono la la maggior parte) dano soldi 2 per casa, la qual robba non è più alla summa di ducati 6; per il che esso capellano non posso tenire, ne manco sostentarmi me medesimo per le entrate così tenue».

Il de Benedictis fa la «descrizione di tutte le anime sotto la cura di Nimis sotto l’anno 1601». Vengono conteggiate «le anime di Comunione», cioè le persone che avevano ricevuto la prima Comunione, che allora veniva fatta normalmente all’età di 12-14 anni.

«Nella villa di Nimis sono anime di Comunione n.o 500 in circa. Nelle villa di Savorgnano sono anime di Comunione n.o 120 in circa, nel qual luogo tengono un capellano pagandolo col loro. Ville della Schiavonia. Nella villa di Ramandolo sono anime di comunione n° 60 in circa; nella villa di Torlano n° 30 in circa, nella villa di Monte di Prato n° 46 in circa; nella villa di Chialminis n° 30 in circa; nella villa di Monteaperta n° 180 in circa; nella villa di Taypana n° 74 in circa; nella villa di Cergneu di mezzo n° 180 in circa; nella villa di Cergneu di sotto n° 69. Suma di anime di comunione in tutte queste ville sono n° 1275. Io P. Bernardino de Benedictis pievan».

Interessanti (anche dal punto di vista dell’onomastica) risultano le relazioni fatte dai comuni sloveni sopra Nimis al luogotenente Agostino Bruno il quale «per la scarsezza del tempo, e per la debolezza di corpo» non potè visitare il paesi di montagna per cui convocò a Nimis i loro rappresentanti. Il 9 ottobre 1601, alla sera, «furono convocati gli uomini delle ville schiave sopra Nimis per dare informazioni dello stato spirituale e amministrativo delle stesse – status spiritualis et amministrationis sacramentorum et necessitate ecclesiarum Sclavoniae subiectae Plebanatui Nimis, videlicet: Pieri Vidrì monaco [sacrestano] della chiesa di Ramandul; Driano di Pasqul decano, Toni Blasut, di Monteaperta; Valentin Bera cameraro, Zuan Paulo Guazig homo di Comun, Colau Cos de Comun, di Taipana; Blas di Florian de comun, Blas de Matia de comun, Simon de Conza de comun, di Chialminis; Bastian Picogna, Gregor Vinaza del Pecol, di Cergneu di mezo e Pecol; Floreanut Dean, Iacumo Bean, di Cergneu di sot, che essendo tutti componenti delle ville predette come legittimi rappresentanti diedero le infrascitte informazioni.

Ad in[terrogationem] discerunt quod praedictae villae sono solite di ricorrere a Nimis per servirsi nelli loro bisogni dell’amministrazione di Sacramenti del suo Capellano Schiavo il quale il Comune di Nimis è obbligato tener per questo effetto.

Ad in. discerunt: questo Prete Schiavo doveva di più venire a celebrare una messa al mese in ciascuna Villa di quelle che qui sono comparse, et nelle sacre et tituli delle chiese et inoltre tutte le quattro tempora… Il capellano schiavone ci confessava, amministrava i Sacramenti et diceva ancor lui le messe… che in dette ville eccetto che in quella di Cergneu di mezo e Ramandul sono mancati molti di questa vita senza l’aiuto de’ Sacramenti… Che la Chiesa di Cergneu di sotto piove da tutte le parti insieme con quella di Chialminis et Monteaperta… Ad in. discerunt che una volta si soleva dar al Piovano di Nimis mezo formazo di quello che si faceva per famiglia, et chi non aveva formaglio pagava soldi 2, oltre questo si soleva dar una tosa d’una sol pecora per famiglia. Al presente li diamo un formazo intero con la sudeta tosa. Eadem die i precitati uomini delle predette ville sopra Nimis fecero unanime istanza presso il Signor Luogotenente perché provveda alle loro necessità di curazione delle loro anime».

Ed ecco i nomi dei rappresentanti dei paesi sloveni sopra Attimis l’11 ottobre 1601 si presentarono al luogotenente: Pro villa Foran, Stefano Pascul detto Turcho degano, Valentin di Mathia cameraro di S. Antonio, Zuanne Frosso cameraro di S. Giorgio; Pro villa Subit, Giorgio Canceliero sindico della Chiesa, Vitor Gramolar degan, Gregorio di matia cameraro. Pro villa Platischis, Lenardo di Antonio, Francesco di Giovan degano, Domenico di Cuful cameraro. Pro villa Presenico, Zuane di Presenico cameraro, Michele Milicor degano. Pro villa Porzuso, Marino di Stefano, Zuanne di Marino sindico».

 Tarcisio Venuti

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Aricle de "DOM kulturno verski list" (25/09/2012)

25 settembre 2012 / 25. september 2012

Taipana. Consegnata la statua dell’orso, simbolo del comune

Missione compiuta per il gruppo delle penne nere di Monteaperta. Capitanata da Ivano Carloni la squadra sempre attiva dell’Ana della frazione ha inaugurato ufficialmente la «posa» della scultura in legno raffigurante l’orso, simbolo del comune montano. La cerimonia si è tenuta venerdì 14 settembre, alla presenza del consigliere Ana Arturo Blasutto, del sindaco Elio Berra e dell’artista che ha realizzato l’opera, Angelo Blasutto, accompagnato da parenti e amici.

«Abbiamo approfittato della presenza dell’artista dalle nostre parti per celebrare questo piccolo importante avvenimento per le penne nere e la popolazione del paese – spiega Carloni –. La scultura, infatti, era stata posizionata nell’atrio del palazzo del Municipio già diversi mesi fa, dopo un giro nelle frazioni taipanesi. Angelo, però, pur essendo originario di Monteaperta, vive da tanti anni in Belgio, ove è emigrato con la famiglia; rientra nella sua terra natia solo per le vacanze estive».

Lo storia dell’opera è singolare: nasce da un tronco di castagno che fu sbozzato a forma d’orso, parecchio tempo fa, da un artigiano del posto, Gigi, poi mancato all’affetto dei suoi cari. È allora che l’Ana ha deciso di affidare a Blasutto il compito di terminare la scultura.

Il plantigrado regge con una zampa un ramo di tiglio, simbolo della tradizione slovena di riunirsi sotto questa pianta per discutere e decidere a proposito delle cose importanti del paese.

Soddisfatto il sindaco Berra che nel gruppo alpini di Monteaperta trova un significativo supporto per la promozione degli eventi organizzati a Taipana, unitamente al sodalizio della Polisportiva.

«Il primo cittadino – dice Carloni – ci ha comunicato la necessità, per la comunità del capoluogo, di disporre di un parco giochi per bambini. Cercheremo, nei limiti della disponibilità del nostro tempo, di rispondere anche a questo appello».

Nel frattempo, le penne nere si sono date da fare per mettere a dimora 50 piante di carpino nel nuovo posteggio realizzato a Monteaperta proprio dal gruppo Ana. «Questo per delimitare e rendere più sicura la piazzola di sosta per i turisti e camminatori diretti al rifugio del Gran Monte, quest’anno più numerosi che mai, anche perché l’ex ospedale militare è entrato a far parte, come tappa, del Celeste cammino aquileiese». Presto sarà inaugurata anche una fontana in muratura realizzata ancora una volta dagli alpini, per permettere agli escursionisti di ristorarsi .

 Paola Treppo

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Articolo di "DOM kulturno verski list" (31/03/2011)

31 marzo 2011 / 31. marec 2011

La chiesa di Monteaperta diventa «sacramentale»

Proseguiamo con l’annotazione di alcuni brevi cenni storici riguardanti le antichissime chiese esistenti nel territorio del vicariato slavo di Torlano, estratti dal quaderno: Regesti concernenti il vicariato di Torlano, vol. 53, Fondo Bertolla, manoscritti, della Biblioteca del seminario di Udine.

–1538. Quelli di Nimis, pregati da quelli di Pecolle (Cergneu), donano alla chiesa di S.Maria Elisabetta due campi di terreno nel pascolo comunale (Not. Nimis Bartolomeo, Anu).

-1563, 6 luglio. Si stima in Ducati 181 l’Ancona fatta dal pittor Giacomo Secante nella chiesa di S. Vito di Montaperta. Ai 4 settembre, quelli di Montaperta gli promettono di consegnare legna da fuoco passi 200 a L. 10 il passo. Ai 9 settembre 1565 seguì una nuova perizia, che stimò il lavoro in Ducati 185 (Archivio Fabbriceria di Monteaperta – Afm).

-1585, 6 settembre. Montaperta fa confinare i beni della sua chiesa di S. Michele, posti in Torlano (Afm).

-1584, 22 agosto. Quelli di Qualso confinano i beni della fraterna di S.Maria di Cergneu posti in Qualso (Not. S. Felice Orazio, Anu).

-1585. Mons. Vico nella visita pastorale ordina: che sia interdetto l’altare di S. Giorgio sopra Torlano, che si racconci la Pala di Chialminis, e si faccia una Pala nuova a S. Daniele (e S.Vito) di Montaperta (Curia arc.).

-1597. Esistevano i cimiteri di Subit e Chialminis (Not. Nimis G. B., Anu).

-1627, 8 agosto. Mons. Caimo consacrò la chiesa di Chialminis (rifatta) (Apn).

-1667. Corrado Cristoforo di Tricesimo lascia Ducati 30 alla chiesa di S. Mattia di Taipana (Archivio fabbriceria di Taipana – Aft).

-1668. Fatto l’atrio a S.Daniele di Montaperta (Aft).

-1707, 27 aprile. Ser Sigismondo di Cergneu con suo testamento lascia alla chiesa di S. Maria Maddalena di Cergneu 5 campi in Guardia, dietro la chiesa si S. Gervasio (Not. Pontone Luca, Anu).

-1708, 23 settembre. Montaperta supplica il Senato Veneto di erigere la loro chiesa in Battesimale e Sacramentale, senza pregiudizio della Matrice. Il Senato rinvia la supplica al Luogotenente in Udine in data 23 novembre. Segue processo, dove si conferma che ad onta della distanza e della difficoltà delle vie, nessuna chiesa in montagna è sacramentale. Bambini morti senza battesimo, ed adulti senza sacramenti. Il Cornappo si attraversava 4 volte. Al prete che amministrerà in Montaperta daranno Ducati 38, il formaggio del latte di un giorno, anniversarii, un pesinale di segnala (Apn e Arch fabbriceria di Monteaperta- Afma). Esaminata il 23 novembre, fu ordinato al Luogotenente di sentire i testimonj.

-1710, 6 settembre. La chiesa di Montaperta fu fatta sacramentale. In questo giorno il Comune di Montaperta si accorda con Don Tomasetti, il quale ivi celebrerà come il solito ed amministrerà i Sacramenti. Gli si darà casa di abitazione, Ducati 40 e i soliti emolumenti. Potrà sostituire un cooperatore (Afma).

-1710, 4 decembre. Mons. Patriarca permette di amministrare il battesimo in Montaperta. Salvi i diritti parrochiali, ed i Registri passino a Nimis (Apn).

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30 janvier 2013

Mon arrière-grand-père Louis Cobai

Louis Cobai

(Article que j'ai publié aussi sur Wikipédia, l'encyclopédie libre)
 
Louis Cobai (1885-1942) à Merano en 1915.

Louis Cobai, (Luigi Cobai) né le 11 novembre 1885 à Monteaperta, alors commune de Platischis et actuellement commune de Taipana, région Friou-Vénétie julienne en Italie et mort le 22 mars 1942 à Carling (Moselle) est un maître d'œuvre, soldat et héros de la Première Guerre mondiale. Sa famille a donné son nom à la bourgade homonyme borgo Cobai de la localité de Monteaperta, province d'Udine (Italie). Une rue de la ville de Mudgeeraba de la province du Queensland en Australie porte également le nom de Cobai drive dédiée à Louis Cobai par ses descendants.

les frères Cobai (de gauche à droite) : Joseph, Jean, Jacques et Louis en 1920.

Sommaire

  • 1 Biographie
  • 2 Œuvres et réalisations principales
  • 3 Bibliographie
  • 4 Articles connexes

Biographie

Louis (Luigi) Cobai est né à Monteaperta commune de la province d'Udine (Italie) le 11 novembre 1885. Il était le fils de Giovanni Cobai et de son épouse Marina Blasutto. Il étudia très tôt l'architecture et le génie civil auprès de l'ingénieur et architecte Eugenio Geiringer à Trieste, dans la ville où travaillait son oncle (Blasutto), au sein du consulat russe. Avec 3 de ses frères, Joseph (Giuseppe) (qui s'installa plus tard à L'Hôpital) en Moselle, Giacomo et Giovanni, il construisit de 1901 à 1905, à Monteaperta dans le quartier qui porte le nom de borgo Cobai, l'imposante villa familiale dénommée Palazzo Cobai, ainsi que la route et les ponts qui mènent du lieu-dit "Priesaca" à la bourgade de Monteaperta. Il était d'une force peu commune et mesurait 1,98 m, ce qui renforçait son charisme et l'admiration de ses concitoyens. Il participa en tant que maître d'oeuvre à la construction d'un campanile dans la proche vallée de Resia (Italie). Il épousa Maria Zamolo (1888-1928) originaire de Venzone qui lui donnera 5 enfants.

Il s'installa à Carling vers 1910 et travaillait alors à Sarrebruck en Sarre pour la société de construction Michael Geimer jusqu'à la déclaration de la Première Guerre mondiale. Il perd l'un de ses fils en janvier 1915.

En 1915 il rejoint les forces alliées qui combattent aux côtés de la France en intégrant les troupes des Alpins (en italien : les Alpini) qui sont les troupes de l'armée italienne spécialisées pour le combat en zone montagneuse et composées de différentes brigades. Il fut affecté à une brigade du Génie Alpin et luttera pendant trois années dans les Alpes en s'opposant aux troupes de montagne allemandes et autrichiennes. Durant les hostilités, il servira également d'interprète à Merano. Héros de la Première Guerre mondiale il abattit un avion avec son fusil et la médaille militaire lui fut décernée.

Après la Première Guerre mondiale, il rejoint sa famille à Monteaperta et part avec sa famille pour la France. Il participa à la reconstruction des villes du Nord dévastées, plus particulièrement dans la région de Cambrai ainsi qu'à la construction de l'église de Seppois-le-Bas (Haut-Rhin). Il perd son épouse à Altkirch (Haut-Rhin) le 4 avril 1928 avant de revenir s'installer en Moselle où il travailla auprès de l'entreprise en construction de l'un de ses fils Igino (Gino) Cobai (né le 26 mai 1909 et décédé en 1952), située rue de Diesen à Carling.

église de Seppois-le-Bas

Lors de la Seconde Guerre mondiale, il servit bénévolement de cuisinier militaire dans l'ancien restaurant Kirchmann de Carling (rue Principale) qui était réquisitionné, aux soldats français du Groupe-Franc du Secteur Fortifié de Faulquemont et de Carling-L'Hôpital en poste à Carling en 1939 et commandé par le capitaine Vernhes. Avec son fils René Cobai, il fut l'un des derniers habitants à quitter Carling en camion à chaînes et fut évacué à Chambon-Feugerolles. De retour à Carling en 1941, il y décéda le 22 mars 1942 et est inhumé au cimetière de la paroisse catholique de la commune.

Son fils René Cobai (1921-2006), soldat italien d'artillerie de montagne des troupes antifascistes du maréchal Pietro Badoglio sera fait prisonnier à Dresde et survivra aux terribles bombardements de cette ville.Il sera libéré par les Russes en 1945. Lors de sa captivité à Dresde, René Cobai fera connaissance avec l'actrice Maria Rökk (A913-2004). Un autre de ses fils, Igino (Gino) Cobai (1909-1952), entrepreneur à Carling, restaura après les conflits la statue de Jeanne d'Arc du monument aux morts de la ville, qui avait été démontée par l'occupant et cachée par les Carlingeois à côté de l'église Saint-Gérard de Majella.

L'un de ses petits-fils, Lucien Pascolo, né à L'Hôpital le 22/02/1932 et fils de Benjamin et d'Alice Pascolo née Cobai (1910-1999), est un ancien combattant.

Œuvres et réalisations principales

Monteaperta et le palazzo Cobai
  • Il fut l'auteur de différentes peintures votives : l'une, datée de 1905 est conservée à l'entrée du cloître du sanctuaire de la Madonne des Grâces d'Udine et une autre datée de 1902 qui se trouvait à l'origine dans l'église alpestre de la Sainte-Trinité de Monteaperta, est actuellement conservée dans l'église paroissiale Saint-Michel et Saint-Laurent de la bourgade.
  • Planification et construction de la route alpine et des différents ouvrages d'art (ponts...) qui conduisent du lieu-dit "Priesaca" (intersection des routes de Lusevera et de Villanova-delle-Grotte) à la bourgade de Monteaperta, commune de Taipana province d'Udine (Italie).
  • Louis Cobai était l'un des maîtres d'oeuvre de la construction du campanile de la vallée de Resia, province d'Udine (Italie).
  • L'imposante villa familiale dénommée Palazzo Cobai que Louis Cobai avait construite à Monteaperta dans la bourgade homonyme du borgo Cobai/borgo Kobaj province d'Udine (Italie) de 1901 à 1905 avec ses 3 frères Joseph, Giacomo et Giovanni a été détruite par les deux séismes majeurs qui ont touché la région Frioul-Vénétie julienne en 1976. Il en subsiste la pierre du fontispice (1901) et quelques éléments sculptés par Louis Cobai.
  • Louis Cobai était l'un des maîtres d'oeuvre de la construction de l'église de Seppois-le-Bas (Haut-Rhin) dans le Sundgau en Alsace qui avait été détruite en 1916.

Bibliographie

Louis Cobai (au centre) entouré de frères, de ses cousins et de ses collaborateurs à Sarrebruck en 1910.
  • Bulletin municipal de la commune de Taipana "il Gran Monte".
  • "Taipana, gente storia cultura - Tipana, ljudje zgodovina Kultura", ouvrage collectif, Arti Grafiche Friulane S.p.A. éditeur, Tavagnacco (2002), page 175 (photo du palazzo Cobai avant sa destruction).
  • Plan de la commune de Taipana (Italie) ; une bourgade porte le nom de Louis Cobai : Borgo Cobai
  • archives privées de la famille Cobai.
  • archives de la mairie d'Altkirch (Haut-Rhin)
  • "Les familles de L'Hôpital - Carling" (1704-1894), Edouard Festor, édité à Carling (1990).
  • "Entre Lauter & Merle", revue du Cercle d'Histoire de L'Hôpital et Carling (Louis Cobai lors de la seconde guerre mondiale).
  • fichier "AMMER" (Archivio Multimediale della Memoria dell'Emigrazione Regionale) de la région Frioul-Vénétie julienne (photographies et biographie de Luigi/Louis Cobai).
  • "Le chiesette votive" da Tarcento a Cividale, Tarcisio Venuti - La Nuova Base éditeur, Udine (1977), pages 55-58.
  • "Ex-voto" delle valli del Torre e del Natisone, Paolo Moro - Società Filologica Friulana éditeur, Udine (1971), page 93, tableau LXIV (représentant Louis/Luigi Cobai et le palazzo Cobai le 2 avril 1902) et commentaires concernant Cobai Luigi ("... E' il caso di Cobai Luigi... Quello che importa è l'anima del pittore, la sua sensibilità analitica e critica, e non già l'abilità manuale o la dimestichezza con gli arnesi del lavoro figurativo).

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